Una volta ho visto un servizio in televisione, nel quale, un uomo, in Africa, con il proprio cellulare, controllava a distanza la caffettiera a casa sua e qualche altro aggeggio. Aveva una casa domotica. E il cronista ne esaltava l’utilità.
Solo che la casa era una baracca senza pavimento che dava su un villaggio di fango e niente. E allora ho pensato: siamo solo smartphonetari. Indipendentemente dal resto. Dalla casa, dal lavoro, dai doveri e dai diritti.
Così mi chiedo sempre: ma perché lo smartphonetario, invece di occuparsi di apps e quant’altro, non si occupa del fango davanti alla sua casa?
Perché lo smartphonetariato accetta di andare in pensione a cent’anni pur di possedere oggetti?
E allora mi è venuto in mente Marcuse:
“Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare fino all’istupidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libertà ingannevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari.
……………………………………………………………………………………….
La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi. La libera scelta tra un’ampia varietà di beni e di servizi non significa libertà se questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita di fatica e di paura – se, cioè, alimentano l’alienazione.
E la riproduzione spontanea da parte dell’individuo di bisogni che gli sono stati imposti non costituisce una forma di autonomia: comprova soltanto l’efficacia dei controlli”.
Herbert Marcuse – L’uomo a una dimensione – 1964
E la spiegazione a questo passo l’ho trovata in un video di Natalino Balasso su You Tube. Basta digitare “Balasso testimonial televisori 3D”.
A.