Un percorso informale


Attraversano stanze
fili metallici morti.

Cassetti riempiti di vuoto
lascio a spregevoli idee.

Rimpiange i bei tempi chi sa
che i bei tempi non sono mai stati.

Cade un bambino in un prato.
Il cielo è immobile.
Viene rimosso d’urgenza.

Io giro lo sguardo alla luce che gracchia
in una vite a specchio.

Il campanello di una bicicletta in delirio
sbiadisce in un bivio lontano.

L’invenzione lanciata sul filo del futuro
a destinazione è perduta.
Odora di niente.

Sussurra un ricordo lontano al mio cuore.
Lo verso nel tempo.
E scompare.

 

Allan Slowal

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Tutti al proprio posto


Da quando sono arrivato
dalla grande Africa
ho conosciuto tanta gente.
Adesso ho anche qualche amico.

Perfino gente del posto
mi saluta
e si ferma a parlare un po’ con me.

Poi corre
a raggiungere il suo posto.

Perché qui tutti hanno un proprio posto.
E ho capito che considerano una fortuna
non muoversi da lì.

Questo vale anche per me
che vendo collanine, accendini
e portachiavi.
Anche io sto al mio posto.
Non posso andare oltre a questo.

Come quelli del posto sto al mio posto.

Siamo tutti immobili qui.
So che il governo approva le riforme
così che molti restino al proprio posto.

Solo
che i posti male illuminati
diventano sempre più bui.

Così
mi sembra
che da quando sono arrivato
siamo tutti più scuri.

Allan Slowal

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Tasti bianchi tasti neri


Spartiti sul pianoforte.
Chopin. E che altro?
Il quarto preludio in Mi minore
è una sorgente nel deserto.
Ti guardo suonare
e sorridi.
Tu
tra un po’ partirai
per New York.
Io
andrò a prendere un tram
per la periferia.
Scusami
per i pensieri sdruciti.
Non mi ero accorto.

Allan Slowal

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Vedevo soldati al confine


Dalla finestra vedevo ben oltre il muro.
Vedevo i soldati bere bevande fumanti.
Il cielo non si fermava da questa parte
e le idee non conoscono confini.
Ricordo ragazze e i loro sogni
ma il cuore era colmo
di nuvole cupe.
Rosso su grigio.

Allora Konrad era già fuggito.
Nel nostro condominio
parlavamo poco.
Il lattaio ci guardava in obliquo.
Le parole erano misurate
anche con gli amici.
Lo sgomento era cielo aperto
o segreta tappezzeria.

Sentivo le guardie urlare ai civili.
Vedevo passare funzionari
con borse di pelle sotto il braccio.
Recavano disposizioni e circolari.
Niente che potesse fermare i pensieri.

Alla lunga, il grande lavoro
sgretola l’innaturale.

Così oggi
quello strazio è finito.
Solo ricordi
di polvere e fumo,
di lacrime e buio.
Ora tutto è diverso.
Liberi volano i sogni.
E l’anima sospira.

Eppure in questa gioia
l’aria mi sembra strana:
non riesco a sentire
il profumo dei tigli.

 

Allan Slowal

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Vecchio maggio


Cammino in questo incerto giorno di sole.
Nuvole torreggianti sbuffano nel cielo.
Una rondine attraversa i pensieri della strada.
Vola verso il campanile.

Passa qualcuno in bicicletta.
Forse è l’Agnese.
No, l’Agnese è morta…
Non è lei.
E non c’è più nemmeno il Rinaldo,
l’Armando, la Teresa.
Siamo abituati a queste presenze.
Poi, ad un tratto, non ci sono più.
E il mondo è diverso,
e tu, che c’eri,
diventi un estraneo.

Così si diventa vecchi.

Si va a comprare il pane,
più morbido,
si apre la cassetta della posta,
ma non c’è niente
se non bollette da pagare
e pubblicità del fuori tutto.

In casa,
angoli di cose che non tocchi mai.
Quello che eri
si è nascosto negli appunti,
nei pensieri di un ragazzo lontano
acerbo e ignorante.
Anche lui, d’un tratto, se n’è andato
e ti ha lasciato in eredità
una vita triste,
prevedibile
eppure non prevista.

Si alza il vento
e le nuvole si riuniscono nere
in questo cielo di maggio.
Forse la pioggia
allagherà le nuove costruzioni
accatastate
sulle macerie del buon senso.

Nel dubbio chiudo la finestra.
E abbasso la tapparella.

Il panorama
non mi manca.

 

Allan Slowal

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Sigessäule e Potsdamer Platz


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Le dedico a Laulilla per il post che ha fatto su Wim Wenders.

A.S.

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Il prossimo Millennio


da: LA MARCIA DEI MILLENNI
di ISAAC ASIMOV e FRANK WHITE

1991 – INTERNO GIALLO EDITORE srl Milano

LA POPOLAZIONE

Una delle caratteristiche fondamentali dell’esistenza umana sulla Terra è la costante crescita demografica. Ma nell’ ultimo millennio l’ aumento della popolazione è stato talmente straordinario, che guardando al futuro è impossibile non tenerne conto.
In realtà, non sappiamo con esattezza quale fosse la popolazione terrestre in passato. I censimenti accurati su vasta scala sono una cosa relativamente recente, e anche oggi la popolazione effettiva del pianeta è frutto di stime teoriche. Tuttavia, le valutazioni più accurate suggeriscono che la crescita della popolazione umana dall’ inizio della civiltà a oggi sia stata più o meno la seguente:

Anno                        Popolazione             Incremento
8.000 a.C.                   4    milioni                       —
7.000 a.C.               4,3 milioni                   7,5%
6.000 a.C.               4,6 milioni                   6,5%
5.000 a.C.                5 milioni                    8,7%
4.000 a.C.                7 milioni                   40%
3.000 a.C.             14 milioni                    100%
2.000 a.C.             27 milioni                      93%
1.000 a.C.             50 milioni                      85%
___1 d.C.            170 milioni                   240%
1.000 d.C.           265 milioni                    56%
2.000 d.C.        6.000 milioni                2.165%

Finora la popolazione è aumentata stabilmente ma con relativa lentezza. Per i primi tremila anni di civiltà ha avuto un incremento inferiore al dieci per cento per millennio (l’invenzione dell’ agricoltura si diffuse infatti con grande lentezza e, di conseguenza, la produzione alimentare aumentava in maniera modesta).

Dopo il 6000 a.C., la popolazione iniziò a quasi raddoppiare ogni millennio, a causa della diffusione sempre maggiore dell’ agricoltura. Negli ultimi mille anni, però, la popolazione è aumentata quasi di un fattore 22: una svolta radicale rispetto agli anni precedenti.
Che cosa è accaduto? Da un lato, è intervenuto un fatto imprevedibile: l’ epoca delle esplorazioni. Gli occidentali scoprirono le Americhe, l’ Africa meridionale e l’ Australia, e si riversarono nelle nuove regioni aprendole all’ agricoltura. Come già sappiamo questo è il primo passo per la fondazione della civiltà come la conosciamo. Anche la Russia ampliò il suo territorio espandendosi verso est e destinando territori sempre più vasti alla coltivazione. La popolazione in genere aumenta di pari passo con la diffusione dell’ agricoltura, e così avvenne.
La popolazione aumentò anche in regioni già densamente abitate, come l’ India e la Cina, grazie alla coltivazione intensiva, cioè lo sfruttamento di ogni centimetro di terra.
E’ ancora più istruttivo il fatto che la crescita demografica nell’ ultimo millennio non sia stata uniforme. Dal 1000 al 1800, la popolazione aumentò da 320 a 900 milioni di persone, quasi triplicandosi. Ma in realtà non fu un aumento molto superiore ai precedenti.

Invece dal 1800 al 2000 la popolazione è passata da 900 milioni a 6 miliardi di individui, cioè è aumentata di un fattore 6,6 nel giro di due soli secoli. Non c’è dubbio che stiamo vivendo un’ epoca di esplosione demografica.

Una certa crescita demografica è comprensibile, ma perché si è verificata una simile esplosione? Una risposta è che, nell’ Ottocento, alla trasformazione agricola iniziata migliaia di anni prima si aggiunse la rivoluzione industriale. Nell’agricoltura furono utilizzate le macchine e la produzione alimentare fu considerevolmente incrementata. Furono introdotti fertilizzanti chimici, nuovi sistemi di irrigazione, piante che davano raccolti più abbondanti: tutte innovazioni che aumentarono ancor di più la produzione, ed ebbero l’effetto di ridurre il numero di morti per fame.

Per noi la fame è un’ anomalia, una catastrofe che si deve evitare o mitigare. Da un punto di vista umano, la riduzione o l’ eliminazione della fame nel mondo è una nobile causa. Ma in natura la carenza di cibo è anche un meccanismo che impedisce a una specie di espandersi oltre le capacità che l’ambiente ha di sostentarla.

Le malattie sono un altro assassino che nei secoli passati gli esseri umani hanno imparato a tenere sotto controllo. Ormai possiamo prevenire o curare la maggior parte delle malattie contagiose e abbiamo imparato come vivere meglio e più a lungo. Di conseguenza il tasso di mortalità per le malattie contagiose o degenerative è diminuito, pur applicandosi ad una popolazione molto più numerosa.

Un migliore standard di vita, in più, oltre ad abbassare il tasso di mortalità contribuisce ad aumentare quello di natalità. Non si tratta comunque di una conseguenza automatica. Anzi si è scoperto che in realtà il tasso di natalità nei paesi industrializzati sta diminuendo. Non esiste più infatti la necessità di famiglie numerose per il lavoro nei campi, dato che l’ agricoltura è ormai industrializzata e meccanizzata.
E nessuno decide più di generare molti figli per avere un sostegno durante la vecchiaia, pratica diffusissima nei paesi meno ricchi.
Inoltre, le migliorate condizioni sanitarie riducono la mortalità infantile, permettendo così a moltissimi bambini di sopravvivere nei primi mesi e nei primi anni di vita, e di diventare adulti che, a loro volta, vivranno più a lungo.

Presi insieme, tutti questi fattori contribuiscono a spiegare l’esplosione demografica. Anzi, questa esplosione sembra quasi un fatto positivo, dal momento che dimostra l’ottimo controllo da noi raggiunto sulla vita e sull’ambiente.

Forse è vero, entro certi limiti, ma non si può andare avanti così all’ infinito.
Supponiamo che la specie umana sia ansiosa di aumentare di 6,6 volte ogni due secoli, come è accaduto negli ultimi duecento anni (e con un ritmo anche più alto negli ultimi cinquanta anni). Proseguendo così, nel 3000 la Terra avrebbe una popolazione di circa 75 mila miliardi di persone.
Ovviamente è impossibile che la Terra possa ospitare un numero tanto alto di esseri umani o anche una sua piccolissima frazione.

Certo, si potrebbe obiettare che nel 3000 la Terra non sarà l’ unica sede dell’ umanità, e forse è vero. E’ molto probabile che manderemo coloni su Marte o sulla Luna e che costruiremo addirittura nuovi mondi in grado di ospitare migliaia o addirittura milioni di persone.
Eppure, attualmente la popolazione terrestre aumenta di 70 milioni di persone all’ anno. Come potremo mandare nello spazio 70 milioni di persone ogni anno? Perfino i più ottimistici sostenitori della colonizzazione spaziale ritengono che non sarà possibile.

Se anche riuscissimo ad allontanare dal pianeta un numero così alto di esseri umani, questi continueranno a moltiplicarsi e contendere le nuove sedi alla popolazione proveniente dalla Terra. Inoltre, quasi tutte le previsioni sottintendono che nei prossimi secoli gli esseri umani si dedicheranno alla conquista del sistema solare, che, per quanto vasto, non è infinito. Neanche il sistema solare può ospitare una popolazione illimitata.

Con un semplice calcolo si può concludere che, al tasso attuale di crescita, nel 9000 la massa totale dei corpi umani nell’ universo sarà uguale alla massa totale dell’ universo stesso, e a quel punto avremo semplicemente esaurito l’universo in cui espanderci.

Di conseguenza il tasso di crescita demografico deve essere ridotto qui, sulla Terra, e subito. Dovremo arrivare alla crescita zero, oppure, se il trend attuale dovesse continuare, alla crescita negativa. Nel mondo post-2000 uno dei grandi problemi dell’umanità sarà il raggiungimento di questo traguardo.

L’ incremento demografico può essere ridotto e/o bloccato in due modi soltanto: far crescere il tasso di mortalità fino a superare quello di natalità, o far diminuire il tasso di natalità finché non sarà inferiore a quello di mortalità.
Come è già stato notato, il primo è il metodo naturale di controllo della popolazione. In un periodo di abbondanza di cibo e di scarsità di predatori, ogni specie attraversa un’esplosione demografica. Dopo, però, viene il momento in cui il cibo diventa scarso e i predatori aumentano: un periodo duro, mortale,

Se il problema demografico verrà trascurato, all’umanità accadrà qualcosa di simile. Anzi, in alcune regioni del pianeta sta già accadendo. La popolazione, in realtà, non arriverà mai a 75 mila miliardi di persone. Si verificheranno periodi di carestia, in cui le malattie colpiranno i corpi indeboliti dalla fame, in cui aumenteranno le morti violente tra le popolazioni alla ricerca disperata di cibo. Il tasso di mortalità aumenterà con una progressione tremenda.

Arriveranno i quattro cavalieri dell’ Apocalisse: fame, peste, guerra e morte. Si tratta di una prospettiva catastrofica, che cancellerebbe la complessa civiltà che abbiamo sviluppato a prezzo di tanti sforzi nei millenni passati. Ci ridurremmo a miseri resti di una cultura un tempo progredita e inizierebbe una nuova Età della pietra.

Nessuno può auspicare seriamente una soluzione di questo tipo.

Ci rimane quindi solo la caduta del tasso di natalità come soluzione per arrivare al 3000 vivendo in pace e relativa prosperità. Come si può ottenerlo?

Primo, la gente deve volere meno figli. Nei secoli passati c’ è sempre stata la tendenza ad avere più figli possibile. La mortalità infantile era alta, la durata media della vita limitata, e una frotta di bambini rappresentava la certezza che almeno qualcuno sarebbe sopravvissuto per avere a sua volta dei figli. Come abbiamo già osservato, nei paesi poveri dove non esistono programmi assistenziali avere molti figli è una garanzia per la vecchiaia.

Ormai, però, abbiamo ampiamente superato lo stadio in cui erano necessari molti figli, e siamo al punto in cui troppi nati diventano un fatto negativo. Malgrado ciò, le vecchie abitudini, i vecchi punti di vista e le tradizioni sono duri a morire. Si aggiunga il fatto che nel mondo alcune voci influenti si oppongono al controllo delle nascite per motivi religiosi, incoraggiando tuttora le famiglie numerose. Anche questo ha una profonda influenza sul comportamento della gente.

Quando sono necessari molti figli, la posizione sociale della donna è in genere trascurabile. Essendo costretta a generare un figlio dopo l’ altro, per una donna è difficile se non impossibile avere un’istruzione e un ruolo sociale al di fuori della famiglia. Ancora oggi, nelle società in cui la donna vive in condizioni di inferiorità il tasso di natalità è alto, e viceversa. Inoltre, se le donne vengono escluse dalla partecipazione alla vita sociale, la maternità diventa l’ unico modo per ribadire la propria importanza e il proprio ruolo.

Ne consegue che in una società in cui le donne godono di parità sociale, economica e politica, il tasso di natalità si riduce automaticamente. Le donne che intendono proseguire nella carriera scoprono di dover conciliare questa ambizione con la maternità, il che diventa difficilissimo se si hanno molti figli. Inoltre, gli uomini devono diventare parte attiva nella cura dei bambini, sottraendo del tempo alla loro attività e quindi facendo diminuire i guadagni. Questo è un altro fattore per cui nelle società industriali il tasso di natalità diminuisce: dato un certo reddito (anche se entrambi i genitori lavorano), l’aumento dei membri della famiglia comporta un peggioramento del livello complessivo di vita.
Per tutti questi motivi gran parte dell’ aumento demografico si verifica nel cosiddetto Terzo Mondo, dove le tradizioni sono forti, la posizione sociale della donna è trascurabile, e il livello di vita è già basso (quindi l’ampliamento della famiglia non peggiora la situazione). Purtroppo è proprio nel Terzo Mondo che l’ aumento è più difficile da riassorbire.

Perciò dobbiamo sperare in un mondo post-2000 in cui lo sviluppo economico si affermi su scala più vasta e le donne ottengano il posto che spetta loro nella società. Se non andrà così, è impossibile che la civiltà possa sopravvivere.

Ma se anche la gente accettasse di non avere più bambini come dovrebbe raggiungere questo obiettivo? L’astinenza completa o parziale sarebbe certo un ottimo modo per garantire una diminuzione delle nascite, e l’ umanità ha già attraversato periodi di scarsa libertà sessuale. A volte avviene per scelta, come nel caso dei sacerdoti. Altre volte a incoraggiare l’astinenza sono le convenzioni sociali, come il principio secondo cui non è lecito avere rapporti sessuali extraconiugali. Oggi il comportamento sessuale sta cambiando profondamente a causa dell’ AIDS.

Anche se non sembra probabile che l’ astinenza da sola possa arginare l’esplosione demografica nel prossimo millennio, se la tendenza attuale permane possiamo attenderci un’ ulteriore separazione tra sesso e procreazione.

Oggi, benché molti continuino a opporsi alla contraccezione, un gran numero di persone la considera un’alternativa migliore dell’ aborto, dell’ infanticidio e dell’abbandono. La contraccezione ha origine dall’abitudine prettamente umana di impiegare la tecnologia in modo creativo per risolvere i problemi sociali, quindi la sua importanza è destinata a crescere nel prossimo millennio.

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