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JFK, 22 Novembre 1963 – The Economist, 23 Novembre 2013


The Economist su JFK 23 11 2013 con data

… passa il tempo…

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10/01/2014 · 23:32

Ancora sul PIL e RFK, dopo 46 anni.


Il Pil e RFK Repubblica Sett 2013

C’era questo su Repubblica del 2 settembre 2013.
Volevo postarlo prima ma… è andata così.
Lo posto adesso.
Perché penso che non si può continuare a crescere.
A.

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Milano Affori


WP_000436 Affori Atq

Ho visto un giorno Oscar Wilde alla stazione di Milano Affori.
Scriveva alcuni dei suoi famosi afforismi….

A.

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La parrucchiera


La parrucchiera del negozio accanto
entra sovente a prendersi un panino.
E vedo che il suo cuore aggiunge intanto
un po’ di sole caldo al suo spuntino.

Tra gli affettati sceglie del prosciutto.
Lo appoggio sopra il pane mentre affetto
poi chiedo se vuol altro o questo è tutto
ma stanca non le importa del sacchetto:

ha gli occhi sorridenti verso il mare
tra gli ombrelloni e bibite gelate.
Ma poi si sveglia e corre a lavorare,

ché manca ancora tanto per l’estate!
E i suoi capelli? Ignorano il mestiere:
sono i più scompigliati del quartiere.

Allan Slowal
“Vita da droghieri”
1978/2014

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Maubert-Mutualité


Dove ho messo gli appunti di Parigi del secolo passato?
Quando da Ronsard incontrai Françoise.
Leggeva un libro di antropologia
e aveva di fronte a sé questo primate muto
fresco di rive gauche
che poi la vide uscire verso il Panthéon
ed annegò in un tè
mentre lei se ne andava alla Sorbona.
Senza appunti non potrò descrivere il mio cuore
diventare un croissant
mentre pompava confettura e voglia di poesia.
Ricordo che finì con il cielo plumbeo che spariva
mentre un vento atlantico
mi accompagnava lungo le scale del metro.
Alla fermata,
passandomi vicino,
un barbone mi fece un sorriso.
Come se lo sapesse
del mio povero croissant.

Allan Slowal

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Non sono i giorni ormai


Non sono i giorni ormai
che valgono i tuoi occhi.
Tra nebbia e foglie morte
l’autunno ha tinte fosche
color di tempo andato.

Umido freddo e fango.
Tra le cortecce dure
la luce perde fiato.
Arma la notte i rovi
e perso è ormai il sentiero.

Allan Slowal

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La ricchezza


Pensando ai soliti acciacchi
e le scadenze alle porte
me ne vado a prendere il tram.

D’un tratto mi accorgo di te,
interessante signore di città.

Hai fermato
la rossa fiammante
vettura sportiva
con lo stemma che fu di un guerriero volante.

Scendi inclinando la testa
ravviando i bianchi capelli
già pettinati e ondulati.

Brilla elegante
il prezioso orologio sul polso.

Noto sorpreso
che segna la stessa ora del mio…

La pelle abbronzata del viso
lascia intendere creme antirughe
e il vestito racconta
di esser tagliato a misura.

Con passo sicuro
giri dall’altra parte:
tendi piano la mano
alla ragazza tanto avvenente.

Lei allunga
la già lunga gamba.
Quindi scende
ed inizia a sfilare.

La segui e la sfiori soltanto
su un fianco
mentre entrate in un magico hotel.

E le chiavi le tiri al ragazzo.
Perfetto.

E’ mentre svanite nel caro caveau
del bel sentimento
che penso

come saresti ricco
se avessi
la gioventù.

Allan Slowal

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Di una notte in città


Salito su una sedia rotta
mi sono affacciato a stento
sulla tua vita
come un bambino
che guarda cose da grandi.
E sono rimasto zitto
pensando forse che i grandi
possano leggere nel pensiero.

E adesso eccomi qua,
seduto per terra
con i calzoni corti
a giocare da solo
al sarto.

Per ricucirmi l’anima.

Allan Slowal

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Drapetomania


Qualche tempo fa è passato a trovarmi Rudy.
Abbiamo parlato un po’, e poi ci è tornata alla mente quella strana patologia in cui ci eravamo imbattuti anni addietro: la drapetomania.
Questa malattia si diffuse nei campi di cotone del Sud degli Stati Uniti nel XIX secolo.
Uno psicologo, Samuel Adolphus Cartwright, (3 Novembre 1793 – 2 Maggio 1863) scoprì, incredibile, che gli uomini che lavoravano come schiavi nelle piantagioni sentivano un impellente bisogno di fuggire. Avvertivano l’incomprensibile desiderio di essere liberi. Ma perché?
Erano certamente malati.
E, dovendo dare un nome a questa serie di sintomi, pensò al nome di “drapetomania”.
Il flagello era più diffuso di quanto si potesse pensare e ancora oggi, forse, qualcuno è drapetomane.
E chi era affetto da simile disgrazia, lavorava ma soffriva. In silenzio. Perché le morali erano molto agili e le terapie per guarire non erano indolori: infatti, la drapetomania, …in prima battuta… si curava tagliando gli alluci e somministrando delle robuste vergate.
Si notò comunque che i pazienti miglioravano…

Questo si racconta. E io ci credo.

Dedicata a Rudy. A.S.

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Un battito d’ali


Non farò mai in tempo
a descrivere i fiori,
tutti così diversi,
anche quelli della stessa specie.

Una farfalla sa come distinguerli.
Avrà un senso ugualmente
anche se non potrò raccontarlo a nessuno?
La mia vita sarà così solitaria
e breve!

Allan Slowal

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Equestre


Sono nato cavallo,
in una stalla di campagna,
davanti a un carro,
nell’urlo di un ippodromo,
in un carrozzone da circo,
in una prateria.

Mangio la biada.

Il mio punto di vista parte dalla forza.
Non potrò mai pensare come una farfalla
o un geranio in un vaso.
Io sono un cavallo!

Allan Slowal

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In memoria


Giuseppe Ungaretti dedicò una poesia intitolata “In memoria” ad un suo coinquilino. Vivevano in questo albergo, a Parigi, vicino alla Sorbona.

IMG_1674 Ungaretti Atq Compr

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Civili


Si sta come
i piccioni
sui tetti
quando piove.

Allan Slowal

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Così lontani e soli


Aggrappato ai discorsi della notte
respiro la canzone dei tuoi occhi.

Filtra la luce della luna e ferma
un’ultima lacrima furtiva,
fuggiasca
e sola.

I tuoi capelli cadono
sul viso chino e triste
come accordi minori
di malinconia.

Nella penombra eterna
cerchiamo un senso invano.
E niente ci consola.

Passa qualcosa
per noi troppo lontano.

Poi
tutto vola via.

Allan Slowal

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Tutti sulla stessa barca (Quino)


Tutti sulla stessa barca Compr

Segnalo il libro “Tutti sulla stessa barca” di Quino (Joaquìn Lavado),
edito da Bompiani – Prima Edizione 1990. L. 18.000 spese benissimo.

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E che dire di Quino?


ROTONDA___CHE_BESTIA_

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11/10/2013 · 00:45

The Far Side by Gary Larson


Akab e Moby Dick Gary Larson Ok

Mi piace troppo per non metterlo qui.
Secondo me, Gary Larson va letto per capire le ragioni degli altri.

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Giocattolo


Giocattolo yellow compr

Silvano Paganelli 1973
Oggi 35° anniversario della morte avvenuta ad Ancona.

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Ci vuole così poco


Ci vuole così poco
a farsi voler bene,
una parola buona
detta quando conviene,
un po’ di gentilezza,
una sola carezza,
un semplice sorriso
che ci baleni in viso.
Il cuore sempre aperto
per ognuno che viene:
ci vuole così poco
a farsi voler bene.

Angiolo Silvio Novaro

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I doni


Primavera vien danzando
vien danzando alla tua porta
Sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialli;
e poi rose, a fasci e a mucchi.

E l’estate vien cantando,
vien cantando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Un cestel di bionde pesche
vellutate, appena tocche,
e ciliege lustre e fresche,
ben divise a mazzi e a ciocche.

Vien l’autunno sospirando,
sospirando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rame spoglie,
e tre gocciole di brina,
e un pugnel di morte foglie.

E l’inverno vien tremando,
vien tremando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Un fastel d’aridi ciocchi,
un fringuello irrigidito;
e poi neve neve a fiocchi
e ghiacciuoli grossi un dito.

La tua mamma vien ridendo.
vien ridendo alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?
Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca ai tuoi piedi,
con in mezzo ritto un fiore:
Ma tu dormi e non lo vedi

di Angiolo Silvio Novaro

Una volta, a scuola, si iniziava il 1° ottobre. Il 4 era festa.
E questo non era male per uno che iniziava il primo.
Anche perché poi magari il 6 era già domenica.
Dalla quinta ho fatto 6 giorni alla settimana 8 – 13,
ma fino in quarta elementare facevo così:
Lunedì – martedì – mercoledì e venerdì: mattina e pomeriggio.
Giovedì a casa.
Sabato fino a mezzogiorno e mezzo.
Altri tempi, quando esistevano nonni e casalinghe.
Oggi il PIL richiede performance da bambini agli anziani, e viceversa.

Questa filastrocca è forse la prima cosa che ho imparato a memoria.
Non ne avevo traccia scritta, ma solo in testa.
Per altro ricordavo solo la parte dell’autunno…
Ho cercato in internet e… ho trovato un sito proprio interessante
che la riportava.
Il sito, davvero bellissimo, è:

http://www.filastrocche.it/nostalgici/memoria/doni.htm

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Poi venne


Poi venne
che erano spariti tutti i cuori d’oro.
Ed era scomparso fino all’ultimo mattino.
Non era rimasto un solo boccolo biondo.

Poi venne
una borsa bucata
dalla bocca enorme.
In cambio di gadget
chiedeva la vita a chi aveva solo la vita.

Poi venne
un taumaturgo,
un grande scienziato.

Tolse le calze a chi non aveva le scarpe,
sfilò le mutande a chi non aveva i pantaloni.
Strappò la canottiera a quelli già nati senza camicia.

Tra un gioco in rete e un programma divertente
qualcuno mugugnò.
Qualcun altro morì.
Una donna pianse.
La sua famiglia la consolò.

Poi venne
che tutti piangevano.

Poi venne
che qualcuno mise una tassa sui fazzoletti nuovi e quelli usati.

Poi venne
che gli fu assegnato il premio per l’economia.

Allan Slowal

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Sul muro


Sul muro c’era scritto col gesso
viva la guerra.
Chi l’ha scritto
è già caduto.
chi sta in alto dice:
si va verso la gloria.
Chi sta in basso dice:
si va verso la fossa.
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Bertolt Brecht

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Leggero leggero


Mi hanno portato ad una conferenza.
Il relatore era vestito così male!
Ma ho acquistato il suo libro
perché è autografato
ed è esattamente
della misura che cercavo.

Ho appeso in casa due quadri
con delle bellissime cornici.
Sono contento.

Ho comprato una fotocamera
di un colore speciale.

Ho preferito il fucile al crocifisso
perché è più comodo da portare.
Va con tutto.

Ieri, al lavoro,
sono stato sostituito
da un ragazzo più alto.

Al direttore piaceva di più.

Non dovrei dirlo,
ma è anche più bello di me.

Allan Slowal.

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht
Berlino, 1932. Attribuita anche al pastore Martin Niemöller

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L’infinito


L'infinito - Recanati

Dal giardino di casa, questo è quello che, più o meno, doveva vedere Leopardi quando scrisse “L’infinito”.
Sono andato a vedere alcuni anni fa la sua casa. Mi sono affacciato probabilmente alla stessa finestra da cui Giacomo vedeva passare Teresa, la figlia del cocchiere. Che forse era Silvia no?
Una prospettiva che mi faceva “sentire” i pensieri di lui andare dal primo piano alla piazza.
Emozionante. Non vedo l’ora di tornarci. Ma chissà quando…

A.

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Sono tutti uguali!


– Si, votavo la DC. Tanto erano tutti uguali.
Si. Poi ho votato la Lega perché quelli di prima erano quello che erano.
Ma anche la Lega è stata una delusione. Sono tutti uguali!
Allora stavolta ho votato il Popolo della Libertà. Tanto sono tutti uguali.
Magari la prossima volta voto Grillo. Anche lui lo dice: sono tutti uguali. –

– Però, se ci fai caso, non hai mai votato per un partito almeno vagamente di sinistra. –

– Perché sono tutti uguali! Tutti uguali. –

A.S.

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Dove sarai perduta


Dove sarai perduta
adesso che è passata,
che ogni cosa è al suo posto
e ognuno ha avuto il suo.

Che ognuno ha saputo quel che vale,
che ogni distanza non è stata colmata,
che ogni speranza
è rimasta tale.

Dove sarai perduta
adesso che la vita
si è mostrata per quello che è
e ti ha lasciata dove ti aveva trovata.

E tutto il tuo tormento
è rimasto indietro
a guardarsi allo specchio,
a contarsi le rughe.

Al suo posto il destino
molto più crudele
ti ha rubato perfino
ciò che non avevi.

Dove sarai perduta
stanotte nel tuo letto
senza futuro e storia
né voce né memoria.

Sul comodino accanto
tutti i sensi di colpa
per bancarotte e naufragi
che non sono tuoi.

Allan Slowal

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Nome sulla sabbia


Scrissi
il suo nome
sulla sabbia
aspettai
che giungesse
l’onda
che l’avrebbe cancellata
ma non arrivò mai.

Antonio De Simone

Name in the sand

I wrote
her name
on the sand.
I waited
for the tide
to come
and wipe it out,
but it never came.

Trascrivo qui questa poesia di Antonio dal suo blog “antodesimone“.
A me piace molto e lui mi ha permesso di pubblicarla qui.
Grazie Antonio!.

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Cuore oggetto


Fiore di tristezza
tra le mie mani stanche.

Fragili petali
del tuo vano ricordo
stingono al vento.

Mi resta un buco nel cuore.

Un pezzo di cuore che è mio
tra la polvere e il legno,
i libri e le spille
della tua nuova casa.

Allan Slowal 1986.

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Strada di silenzio


– Cosa ti è successo? –
– Gli anni. Sai, gli anni.
– Si lo so. Triste –
– Si, triste, lo so già. Dolore. –
– Si, dolore. La lama. Togli la lama dal cuore. –
– Male? –
– Si fa male. Grazie. Dolore. Tu? –
– Bene. Si bene. E tu? –
– Giustificare. La vita, la lanca, il senso. –
– Io, non fa niente. Vivo. Libertà. –
– Bene. Invenzioni di lampioni. Nel buio. –
– Freddo. Una notte fredda. –
– Rughe allagate sotto gli occhi. –
– Sai, fa freddo. –
– Si ma adesso scendi dal palcoscenico: la commedia è finita
e sono l’unico spettatore qui. Pagante. –
– Quella lama? –
– Si la lama. Fa male . Togli quella lama dal cuore. –
– Ma non so come… il mio nuovo numero… –
– Si, grazie. Un giorno… –
– L’indirizzo… sai, non abito più lì… Scrivimi di me. –
– Non mi sarà possibile. –
Teatro vuoto.
Notte umida.
Strada di silenzio.

Allan Slowal 1979.

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