Archivi del mese: giugno 2015

Tasti bianchi tasti neri


Spartiti sul pianoforte.
Chopin. E che altro?
Il quarto preludio in Mi minore
è una sorgente nel deserto.
Ti guardo suonare
e sorridi.
Tu
tra un po’ partirai
per New York.
Io
andrò a prendere un tram
per la periferia.
Scusami
per i pensieri sdruciti.
Non mi ero accorto.

Allan Slowal

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Vedevo soldati al confine


Dalla finestra vedevo ben oltre il muro.
Vedevo i soldati bere bevande fumanti.
Il cielo non si fermava da questa parte
e le idee non conoscono confini.
Ricordo ragazze e i loro sogni
ma il cuore era colmo
di nuvole cupe.
Rosso su grigio.

Allora Konrad era già fuggito.
Nel nostro condominio
parlavamo poco.
Il lattaio ci guardava in obliquo.
Le parole erano misurate
anche con gli amici.
Lo sgomento era cielo aperto
o segreta tappezzeria.

Sentivo le guardie urlare ai civili.
Vedevo passare funzionari
con borse di pelle sotto il braccio.
Recavano disposizioni e circolari.
Niente che potesse fermare i pensieri.

Alla lunga, il grande lavoro
sgretola l’innaturale.

Così oggi
quello strazio è finito.
Solo ricordi
di polvere e fumo,
di lacrime e buio.
Ora tutto è diverso.
Liberi volano i sogni.
E l’anima sospira.

Eppure in questa gioia
l’aria mi sembra strana:
non riesco a sentire
il profumo dei tigli.

 

Allan Slowal

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