Nella fumosa notte
di un bar di confine,
discutibili avventori,
anime perse
e loschi figuri
consumano il loro destino.
Fuori
è incertezza e sgomento,
fatica e sopraffazione.
La tormenta imperversa
senza alcuna pietà.
Ad un tratto
si spalanca la porta
e in una folata
di vento e di neve,
trafelata e gelata,
in un mantello nero,
entra
la Morte.
Spinge la porta imprecando.
Infine la chiude a fatica
appoggiando le spalle
e con bieco disprezzo
esala un lamento:
“Che vita!”
Allan Slowal