Venne d’inverno,
se ne andò a primavera.
Alle miserie umane
cercò di dare un senso
lenendo le ferite,
calmando lo sgomento.
E con gli occhi di un uomo
visse tutte le vite,
subì la sofferenza,
la pena della morte.
Il primo chiodo fu
la sete di potere.
Non meno fu il secondo:
l’umana cecità.
E il terzo fu paura
per ciò che non si sa.
Ed ora in questa foga
la sua memoria stinge.
Sbiadisce nel rumore
e nell’ipocrisia,
la boria, la follia,
le ultime macerie,
le leggi di mercato.
Un mondo senza fiato
lo spreco lascerà.
D’inverno era venuto,
d’inverno tornerà.
Allan Slowal