Vissi sapendo d’esser la migliore,
a cui è concesso tutto ciò che vuole.
Per nascita eguagliavo tutte le altre,
ma io le superavo per bellezza,
potevo giudicarle per l’ingegno.
Eppure, nonostante quella ch’ ero
confusi la mia parte con la vita
sprecando il fiore della giovinezza
in giochi dall’inutile disegno.
Conobbi la grandezza esasperata,
i desideri degni di un impero.
Ma non conobbi amore per amore:
vissi per me, nella speranza vana
che il tempo non sarebbe mai passato,
che il sogno non sarebbe mai finito
come succede invece alle signore.
Così tutto è svanito,
la dolce primavera,
il fascino, i profumi, trucchi e rose
perché non si ripara
la trama in questo genere di cose.
C’è sempre un modo di sciupar la vita,
di non capire cosa è più importante.
Il tempo fugge in un bacio perduto
in un biglietto che non hai mai avuto,
in una strada che credevi cara.
Io persi tutto in una notte amara
tradita e abbandonata in Rue Montaigne.
Oggi non mi dispiace di morire
sola e delusa in queste fioche ore.
Però voi mi dovrete seppellire
con la vestaglia verde di Compiègne,
con cui sedussi il grande imperatore.
Infine adesso so che tutto va,
bellezza, gloria, amori, mode e gente,
leggeri giorni di felicità.
Chiuso il sipario ormai non resta niente:
una storia da Comédie Francaise
ed una tomba grigia al Pere Lechaise.
Allan Slowal