Archivi del mese: febbraio 2014

Di un lontano impossibile amore


Passavi fanciullina con tua madre
per via de’ Calzaiuoli
quand’ero ragazzino.
Ed eri così bella
che quando ti guardavo
dovevo chiuder gli occhi
come si fa col sole.

Sbiadivi le signore
solo a passargli accanto.

Andasti via, lontano.
Tu non avevi mai mezze misure.
E conoscesti uomini importanti,
anche un imperatore.
Ed alcuni divennero tuoi amanti.
Eri davvero bella,
bella più del sole.

Ma pure per il sole vien la sera.

Così a trent’anni eri una signora
con gli occhi tristi e i desideri stanchi.
In Francia ormai l’impero era finito,
la gente aveva altro a cui pensare
che corteggiare un fiore ormai sfiorito.

Gli amici tuoi ordivan solo guerre,
per quali fini io non so capire,
uomini in campo solo per morire.
I nobili padroni delle terre
ti hanno usata ed han costretto me,
senza rispetto
e senza mai un indugio,
tu nel tuo letto ed io con l’archibugio.

Ora ci sono uomini diversi
a scegliere il destino della gente.
Forse non sono più quelli di prima
però il cannone tuona nuovamente.
Lo sento in lontananza.

Io, dopo tutto quello che ho passato
non temo di morire in questa stanza
vecchio, solo e malato,
e prima di partir questa mattina
penso anche a te quand’eri fanciullina.

Allan Slowal

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Milano che piove


Sopra,
immodesti piccioni
armeggiano col becco
nelle fughe della piazza
in cerca di briciole.

Sotto,
sei piani più sotto,
scorre un treno
pieno di persone
che armeggiano
con un telefono,
un libro,
un giornale
in cerca di ragioni.

Io chiudo gli occhi
e mi invento un posto lontano
con gli alberi,
la brezza,
il silenzio.

Poi
sento che la giornata passerà,
la settimana passerà,
il mese passerà.
Anche l’anno passerà
e la vita lavorativa passerà.
La vita intera passerà.

Infine salgo dure scale
verso la strada lucida,
e uno scivoloso futuro.

In una luce deponente
c’è Milano che piove
su di me.

Allan Slowal

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Milano che piove sulle luci


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17/02/2014 · 23:01

Quella notte che persi tutto


Avevo solo il cuore.
La volta in cui lo persi
fu una notte furente
nuda di stelle e luna,
nera di temporale.
Amore mio che notte
con il vento negli occhi
e il cielo che ruggiva.
Avessi avuto il tempo o qualche amico
che mi dicesse “corri!
vieni da questa parte”.
Avessi visto un cenno.
E invece mi trovai nascosto e solo
con la faccia per terra
e le mani nel fango
ad evitar la morte
rabbiosa della strada.
Poi la notte passò
ed anche il vento tacque.
Mi salvai.
Ma questo viver mi costò la vita.

Allan Slowal

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Un nuovo giorno


Il giorno è già arrivato
ma non per tutti.
Qualcuno infatti
stanotte se n’è andato.
Poco male.
La vita non si ferma.
Le principali reti,
i network dei mercati
non hanno mai interrotto
le loro trasmissioni
e ovunque è già mattina
ripetono notizie
mentre la gente parte,
assalta i camerieri,
scarica adrenalina.
Le nuove produzioni
forgiano desideri,
le macchine si scaldano,
i leader si preparano,
governi li assecondano,
affilano poteri,
nuove morali appaiono,
i dati si trasmettono,
filosofi riflettono,
le azioni si contrattano,
le banche si combattono,

bambini ancora muoiono
e vecchi ancora arrancano,
malati ancora aspettano.

E nel frattempo il mondo,
pianeta d’acqua e sassi
pesantemente oscuro
percorre silenzioso
un infinito spazio.

E se ne fotte.

Allan Slowal

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