Archivi del mese: settembre 2013

Poi venne


Poi venne
che erano spariti tutti i cuori d’oro.
Ed era scomparso fino all’ultimo mattino.
Non era rimasto un solo boccolo biondo.

Poi venne
una borsa bucata
dalla bocca enorme.
In cambio di gadget
chiedeva la vita a chi aveva solo la vita.

Poi venne
un taumaturgo,
un grande scienziato.

Tolse le calze a chi non aveva le scarpe,
sfilò le mutande a chi non aveva i pantaloni.
Strappò la canottiera a quelli già nati senza camicia.

Tra un gioco in rete e un programma divertente
qualcuno mugugnò.
Qualcun altro morì.
Una donna pianse.
La sua famiglia la consolò.

Poi venne
che tutti piangevano.

Poi venne
che qualcuno mise una tassa sui fazzoletti nuovi e quelli usati.

Poi venne
che gli fu assegnato il premio per l’economia.

Allan Slowal

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Sul muro


Sul muro c’era scritto col gesso
viva la guerra.
Chi l’ha scritto
è già caduto.
chi sta in alto dice:
si va verso la gloria.
Chi sta in basso dice:
si va verso la fossa.
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Bertolt Brecht

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Leggero leggero


Mi hanno portato ad una conferenza.
Il relatore era vestito così male!
Ma ho acquistato il suo libro
perché è autografato
ed è esattamente
della misura che cercavo.

Ho appeso in casa due quadri
con delle bellissime cornici.
Sono contento.

Ho comprato una fotocamera
di un colore speciale.

Ho preferito il fucile al crocifisso
perché è più comodo da portare.
Va con tutto.

Ieri, al lavoro,
sono stato sostituito
da un ragazzo più alto.

Al direttore piaceva di più.

Non dovrei dirlo,
ma è anche più bello di me.

Allan Slowal.

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht
Berlino, 1932. Attribuita anche al pastore Martin Niemöller

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L’infinito


L'infinito - Recanati

Dal giardino di casa, questo è quello che, più o meno, doveva vedere Leopardi quando scrisse “L’infinito”.
Sono andato a vedere alcuni anni fa la sua casa. Mi sono affacciato probabilmente alla stessa finestra da cui Giacomo vedeva passare Teresa, la figlia del cocchiere. Che forse era Silvia no?
Una prospettiva che mi faceva “sentire” i pensieri di lui andare dal primo piano alla piazza.
Emozionante. Non vedo l’ora di tornarci. Ma chissà quando…

A.

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Sono tutti uguali!


– Si, votavo la DC. Tanto erano tutti uguali.
Si. Poi ho votato la Lega perché quelli di prima erano quello che erano.
Ma anche la Lega è stata una delusione. Sono tutti uguali!
Allora stavolta ho votato il Popolo della Libertà. Tanto sono tutti uguali.
Magari la prossima volta voto Grillo. Anche lui lo dice: sono tutti uguali. –

– Però, se ci fai caso, non hai mai votato per un partito almeno vagamente di sinistra. –

– Perché sono tutti uguali! Tutti uguali. –

A.S.

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Dove sarai perduta


Dove sarai perduta
adesso che è passata,
che ogni cosa è al suo posto
e ognuno ha avuto il suo.

Che ognuno ha saputo quel che vale,
che ogni distanza non è stata colmata,
che ogni speranza
è rimasta tale.

Dove sarai perduta
adesso che la vita
si è mostrata per quello che è
e ti ha lasciata dove ti aveva trovata.

E tutto il tuo tormento
è rimasto indietro
a guardarsi allo specchio,
a contarsi le rughe.

Al suo posto il destino
molto più crudele
ti ha rubato perfino
ciò che non avevi.

Dove sarai perduta
stanotte nel tuo letto
senza futuro e storia
né voce né memoria.

Sul comodino accanto
tutti i sensi di colpa
per bancarotte e naufragi
che non sono tuoi.

Allan Slowal

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Nome sulla sabbia


Scrissi
il suo nome
sulla sabbia
aspettai
che giungesse
l’onda
che l’avrebbe cancellata
ma non arrivò mai.

Antonio De Simone

Name in the sand

I wrote
her name
on the sand.
I waited
for the tide
to come
and wipe it out,
but it never came.

Trascrivo qui questa poesia di Antonio dal suo blog “antodesimone“.
A me piace molto e lui mi ha permesso di pubblicarla qui.
Grazie Antonio!.

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Cuore oggetto


Fiore di tristezza
tra le mie mani stanche.

Fragili petali
del tuo vano ricordo
stingono al vento.

Mi resta un buco nel cuore.

Un pezzo di cuore che è mio
tra la polvere e il legno,
i libri e le spille
della tua nuova casa.

Allan Slowal 1986.

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