Archivi del mese: luglio 2013

Le ultime parole di una madre morente al figlio che diventerà marinaio


Non potrai più restare
tra questi muri scuri
che abbiam chiamato casa
per rispetto di noi stessi.

Ciò che ti resta da fare
è imbarcarti al più presto.
Sarai un buon marinaio.
Come tuo padre.

Sei come gli altri sventurati
che escono bambini
da questi tuguri
senza poter far altro
che i mozzi o i pirati.

Con tutto il mare che avete davanti
dovrete viaggiare su rotte segnate
da altri.

Da uomini mai conosciuti:
i proprietari delle navi
e delle leggi.

E nei momenti d’ozio
avrete la libertà
di farvi tatuare una sirena sul petto,
giocare ai dadi
o prendervi a pugni nei bordelli.

Eppure continuiamo a generare braccia
di marinai
o pirati
di ubriachi
o dannati.

Non puoi fuggire
figliolo
dalla miseria della tua mappa.

Ognuno è quel che è.
Quel che sei
è il tuo destino.
E il vostro destino è il mare.

Siete nati diversi
ma morirete uguali.

Allan Slowal

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Jolly Roger


Era nera
la vecchia bandiera,
le vele spiegate come spade affilate.

L’estate
poggiava sul mare.
Le onde spingevano forte.

La morte
ci aveva sfiorati
più volte.
La rabbia ci aveva salvati.

Rancore e sgomento.
Filava di dritta al silenzio
la nave che cigola al vento.

Vendetta verrà domattina.
L’assalto al sapor del veleno
che fece di noi quel che siamo:
pirati sfregiati e spietati
banditi da tutte le corti.

Ma forti
perché abbiamo mille ragioni
e liberi e senza padroni.

La luna
soltanto
ci guarda stanotte.
Son bianchi i pennoni
e le vele maestre.

Se pur di ladroni
son bianche
le anime nostre.

Allan Slowal

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La notte prima di un possibile attacco dei pirati


In coperta nel cuor della notte
sento la nave avanzare
mentre osservo la luna
e la calma del mare.

E ripenso a mio padre,
sulle rotte lontane
che mia madre
non poté più aspettare

perché presto la prese la morte
in un pallido e tetro mattino.

Marinaio a mia volta
senza minima colpa
se non la mia sorte.
crebbi solo guardando
il mio buio destino.

Ogni giorno il lavoro
di funi e di cielo
mi ha insegnato a sentire
il pericolo e il vento.
Il maltempo e i pirati.

E li sento
crudeli e dannati
figli d’odio e violenza
fanno stragi ad ogni arrembaggio.
Sanno togliere fiato e speranza
a ogni nave e al piegato equipaggio.

Scampato a tifoni e uragani
potrei già morire domani
per mano di folli banditi.

E ancora mi chiedo sgomento
che senso avrà mai questa vita
appesa ai pennoni e le vele
di una povera nave nel vento.

A nessuno fu data risposta,
nemmeno agli uomini grandi
che san leggere e sanno pensare.

Che senso ha il mio aspettare
di vedere mio padre tornare,
e domani una nave bruciare
come vidi mia madre morire.

Lo chiedo alla luna stavolta
anche se
già lo so
non le importa.

Allan Slowal

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Pioveva al sesto piano


Pioveva al sesto piano
e l’orizzonte
era di nuvole basse.

Il futuro
guardato con un cannocchiale al contrario.

Ogni granello della clessidra
riguardava noi
ma allora
era solo sabbia.

Ora che vi ho persi
quella sabbia mi manca
sotto i piedi.

Ora
sono oltre quelle nuvole basse.
Sto in silenzio
sotto la pioggia.

Allan Slowal

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