Saurburland, 2213.
Tra le varie attività rimaste dopo la crisi delle crisi, vi era l’allevamento dei cavalli.
Essi, normalmente, venivano tenuti con la schiena per terra e le zampe in alto, come era stato deciso dal popolo sovrano, che quindi ne portava tutto il peso della responsabilità e ne pagava le eventuali conseguenze.
La manutenzione dei corral e delle stalle, l’acquisto della biada, i costi dei prodotti veterinari, nonché le spese per la carta, i software, gli hardware, i datawarehouse, gli informatici, gli ingegneri, gli statistici, gli amministrativi, i tecnici, i legali, i consulenti, i meteorologi, i fisici, le ballerine e le paghe dei cow-boys, alla fine dell’anno superavano di gran lunga i ricavi. Considerata anche l’incomprensibile moria dei cavalli.
I capi delle contee, chiamati periodicamente presso la sede del governo, recepivano le ultime direttive.
Questi si rivolgevano quindi agli horse-manager per istruirli sulle nuove procedure.
Gli horse-manager, organizzavano delle riunioni con i direttori dei ranch, ai quali venivano dati prospetti da compilare, modelli da redigere, situazioni da descrivere, protocolli di qualità a cui attenersi, codici etici da rispettare e far rispettate, compiti da assegnare.
I Direttori dei ranch riunivano i vari direttori di settore ai quali spiegavano le nuove normative.
I direttori di settore organizzavano lunghe riunioni con i dirigenti, i dirigenti con i soprastanti e alla fine i soprastanti riferivano ai cow-boys le poche cose che dovevano sapere.
Perciò, in ottemperanza a quanto disposto, venivano contati i peli delle code dei cavalli, i peli delle criniere, venivano fatte descrivere le sfumatore dei colori del manto, venivano contate le eventuali macchie bianche sulla fronte dei cavalli, si facevano tingere gli zoccoli e si faceva in modo che i cow-boys, esortati all’obbedienza da appositi motivatori, venissero valutati mediante meccanismi di giudizio annuale attraverso i quali avrebbero potuto subire severe sanzioni. Soprattutto se si fossero lamentati per la posizione in cui venivano tenuti i cavalli.
Infine, i dati raccolti venivano poi inoltrati a commissioni che li recepivano e li inoltravano a loro volta ad altri esperti che li immettevano in speciali programmi informatici che favorivano un’analisi dei risultati.
Nonostante tutte queste lodevoli iniziative, i cavalli morivano lo stesso e i guadagni non arrivavano mai. Perciò vennero chiamati al loro capezzale degli esperti dottori commercialisti. Ma anche così i risultati non cambiavano. Anzi, peggioravano.
Ad un certo punto il presidente del paese prese una drastica decisione.
Istituì una commissione di 100 esperti, i migliori: avvocati, esperti della comunicazione, giornalisti, banchieri, artisti e registi (questi per far contenta l’opposizione), geologi e milionari vari, spendendo l’equivalente della paga di 100.000 cow-boys per 10 anni.
Vennero quindi istituite altre commissioni locali formate da economisti, statistici, designer, ex calciatori e stilisti, per una spesa pari alla paga di altri 100.000 cow-boys per 10 anni.
La commissione principale, acquisiti i pareri delle commissioni locali, stese una relazione il cui scopo precipuo era ottenere, attraverso la razionalizzazione dell’attività, un rapido processo che, con efficienza ed efficacia, risolvesse i problemi dei ranch. Perciò, dopo alcuni anni, si giunse all’unanimità alla decisione di assumere delle drastiche iniziative per il bene del paese, nell’interesse della nazione e dei cittadini, che, per altro, accolsero con entusiasmo e grande soddisfazione questa novità.
Quindi, alla fine del processo di innovazione, vennero date disposizioni affinchè venisse stipulato un contratto con un’azienda specializzata che, con regolarità, grande severità e giusta determinazione, si occupasse quotidiamnamente di frustare i cow-boys.
A.S.