Sorgete dalla brumosa mattina
in attesa dei cani
che vengono nel parco.
I loro padroni
indossano tute o pigiami
e hanno pensieri spettinati.
Più tardi vengono
uomini tarchiati e scuri
con barattoli e discussioni.
Se la sbrigano in un’ora
e se ne vanno.
Non c’è nessuno per un po’.
Poi quarantenni sfaccendati
e cinquantenni con un trancio di pizza
in un sacchetto unto.
Dopo mezzogiorno
ecco i ragazzi.
Appoggiano zaini e scarpe
sulle sedute sporche
di guano
e dipingono di vita la vita
per pochi bellissimi istanti.
I quarantenni si alzano
e se ne tornano a spasso.
I cinquantenni frugano nelle tasche
trovando solo presagi
mentre guardano i ragazzi passare.
Altri giovani intristiti in fretta,
con la faccia da scommessa,
non si accorgono di voi
mentre attraversano il giardino
per andare a giocare.
Ora aspettate altri stranieri.
Si affollano alle cinque
con telefoni e bottiglie.
Sembrano urlare
ma invece chiacchierano soltanto.
Alle sette se ne vanno.
Durante la sera umida
guardate come passatempo
le signorine sulla strada
che salgono su automobili di sconosciuti
o di affezionati.
Infine vi assopite
aspettando un nuovo giorno,
sognando i vecchi amici,
quelli di una volta.
Ma non ci saranno.
Non verranno nemmeno domani:
gli anziani
devono andare a lavorare.
Allan Slowal